Altri itinerari

Baciata dalla natura che l'ha omaggiata di scorci paesaggistici montani e marini mozzafiato, di una fauna e flora prosperosa che sono monumento della biodiversità, Palermo ed il suo interland, nel territorio dell'Arcidiocesi, sono stati il luogo privilegiato di insediamenti umani fin dalla preistoria. Un racconto lungo ed appassionante di un vissuto che ci è raccontato dagli scritti, dalle pietre dei monumenti e delle case, dalle testimonianze d'arte, dagli usi e dei costumi tramandati da generazione ed in generazione. Un racconto che nel corso dei secoli si è contaminato ed arricchito delle culture dei diversi popoli e potenze che indotti proprio dalle bellezze e ricchezze dei luoghi sono venuti a conquistarli e/o ad ad insediarvisi. Fenici, Romani, Greci, Romani, Arabi, Normanni, Angioini, i ricchi mercanti delle Repubbliche marinare, e Spagnoli hanno lasciato il segno del loro passaggio e tutti questi segni messi insieme sono Palermo, delle mille anime, dei mille volti, dei tanti dialetti, si perché anche la lingua ha accenti e lemmi diversi da paese a paese, da contrada a contrada. E' in questo racconto ed in questo vissuto, a volte anche doloroso, che chiediamo al visitatore di immergersi indicando attraverso la proposta di itinerari delle chiavi di lettura.

Itinerario Arabo - Normanno >>

La Cattedrale di Palermo, i Duomi di Monreale, la Cappella Palatina, il Palazzo Reale, la Chiesa di S. Giovanni degli Eremiti, la Chiesa della Martorana, la Chiesa di S. Cataldo ed il Ponte Ammiraglio. dal 3 luglio del 2015, data della proclamazione a Bonn, fanno parte dell'ITINERARIO ARABO NORMANNO che è stato inserito nella “WORLD HERITAGE LIST” dell’UNESCO quale PATRIMONIO DELL’UMANITA’.
Sono un "esempio materiale di convivenza, interazione e interscambio tra diverse componenti culturali di provenienza storica e geografica eterogenea". "Sincretismo (che) ha generato un originale stile architettonico e artistico, di eccezionale valore universale, in cui sono mirabilmente fusi elementi bizantini, islamici e latini, capace di volta in volta di prodursi in combinazioni uniche, di eccelso valore artistico e straordinariamente unitarie" (dalla dichiarazione UNESCO di Palermo Arabo Normanno ed i duomi di Monreale e Cefalù patrimonio universale dell'umanità).

I tesori della loggia >>

Sono cinque luoghi di culto: l'Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, l'Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, la Chiesa di Santa Cita, la Chiesa di San Giorgio dei Genovesi, la Chiesa di Santa Maria in Valverde, al cui interno sono custodite straordinarie opere d'arte di Anton Van Dyck, Luca Giordano, Matthias Stom, Pietro Novelli, Filippo Paladini, Giacomo Serpotta, che testimoniano l'opulenza e la potenza di ricchi mercanti Genovesi, Pisani, Veneziani e Amalfitani che nell'aria in cui sono ubicati, compresa tra l'attuale via Roma ed il mare, avevano insediato le proprie floride attività commerciali.  Probabilmente la denominazione Quartiere della Loggia era dovuta alla presenza di una loggia appartenente alla Nazione dei Genovesi, molto presente e potente in città.

Contrade e monumenti del Capo e dell’Albergheria >>

Percorrere i quartieri Capo ed Albergheria comporta un saliscendi, non solo geografico di discesa e risalita verso e da le depressioni dei letti dei due fiumi Papireto e Kemonia che attraversavano i due quartieri, ma soprattutto di sensazioni ed emozioni che all’attento osservatore consentiranno di cogliere l’animo della città antica, tormentato dalle tante contraddizioni, e di rimanerne ammaliato.
Quartieri pieni di luce, che si rompe e si ricompone nei tanti vicoli e piazze che rimandano con i loro nomi al lavoro, creativo e di grande abilità, dei tanti artigiani che qui avevano bottega: lavoratori del legno, del ferro, ceramisti, conciatori di pelle e calzolai, arredatori e tappezzieri ...
Quartieri dai colori e dagli odori forti come quelli propri delle derrate alimentari che inondano ancor oggi le strade dei due mercati popolari e del cibo da strada con vere e proprie delibatezze che solo per gustarle meritano il costo del viaggio.

itinerario street e fast food >>

E' il richiamo, "l'abbanniata", gridato a squarcia gola, per le vie dei quartieri popolari della Città, soprattutto quelli dell'Albergheria e del Capo, dal venditore ambulante che con la sua carrettella, oggi una motoape attrezzata, offre ai passanti lo "sfincionello bello", una delle tante prelibatezze del cibo da strada palermitano, che hanno spinto  Forbes ad inserire Palermo, unica città d'Italia, fra le capitali dello street food mondiale.  Già il solo incontro, con quelli che sono veri monumenti della "palermitanità", per i colori e gli odori, muove a goduria ed il palato già ne ambisce il gusto.

Il cibo da strada palermitano è "icona monumentale" di Palermo città dell'accoglienza, capace di assorbire, mescolare le diverse culture che l'hanno attraversata: araba, spagnola e francese; un monumento eretto e tenuto vivo dalla capacità e dalla fantasia del popolo, quello lontano dai palazzi e dal potere, della vita grama, che della povertà di mezzi riesce a farne una risorsa per darsi e dare nutrimento e piacere; "essenza del luogo e della sua gente, senso autentico dell’antropologia di una città ove", come dice Wim Wenders, "come in nessun’altra si percepisce forte il senso della vita".